a magia ad adrshmork
"Dunque tutti costoro sono dei Perversi, Pave Revendendissima? Essi sono senza eccezione alcuna Malvagi e Criminali per il semplice fatto di dilettarsi in tali arti stregonesche?"
"State fraintendendo le
Nostre parole, giovane Kontor. Tutto quello che è
nel mondo possiede uno scopo, dalle cose più nobili alle
più triviali, dalla sommità luminosa della Legge
all'abisso marcescente del Caos. Perfino queste arti
arcane, questi scongiuri blasfemi, queste maledizioni immonde
possono trovare parte nel Grande Disegno, quando sottoposte al
controllo e alla sapiente Tirannide di chi è nato col
fardello glorioso ma pesante del Comando nel proprio sangue. La
stregoneria è certamente inferiore al Potere Divino per
sostanza. Mera manipolazione della materia, voi capite, frutto
instabile del malfermo intelletto dei mortali.. Nulla più
che questo. Eppure a volte, come molte infime cose, può
risultare utile.
No, non è per il semplice esercizio di queste inferiori
pratiche che i Roghi ardono, arrossando le tenebre di questa notte.
Dire che quei miserabili stanno bruciando semplicemente per quel che
fanno implicherebbe un'implicita ammissione di paura per il loro
presunto potere. E non è così. Noi non li temiamo
affatto. Ciò che conoscono non ci minaccia."
"Non li temiamo? Ma Reverenda Pave, non è per i loro diabolici incanti che nei grembi delle partorienti nascono mostri, e cannibali, e deformi, e immondi?"
"Siete tanto preoccupato della sorte di qualche fanciullo storpio da sprecare buona paglia, buona legna e così tanto del vostro tempo in sua vendetta? Andiamo, questo è quello che diciamo al volgo quando gl'insegnamo con il terrore quel che il suo inferiore intelletto non saprebbe afferrare... Quei tre straccioni sul rogo non hanno distorto alcun infante, ve lo possiamo assicurare. Non abbiamo alcuna paura di quello che avrebbero potuto fare alla progenie di Morkhen. Il punto non è che noi temiamo loro, ma che loro non hanno temuto noi. Non abbastanza almeno, o non si sarebbero fatti scoprire. Quel che conta, giovane e sentimentale Adepto, non è la magia, né il cannibalismo nè tutte le altre e consimili miserie da Zingari di cui la Nostra Persona non si cura. Quel che conta è solo l'Obbedienza. Facendo pubbico esercizio di ciò che Noi abbiamo proibito, essi hanno mostrato di non temerci. Che sarebbe della Cattedrale se l'evrsione restasse impunita? Che sarebbe del Dogma?"
"Dunque essi non sono dei Malvagi... sono solo ... dei Disobbedienti?"
"Ogni disobbedienza è eresia. E ogni eresia è malvagità, giovane Kontor. Le fiamme che stanno purficando i loro corruttibili involucri restituiranno all'obbedienza e alla purezza le loro anime disordinate."
"Le vostre parole traboccano di Giustizia, Pave Revendissima."
La magia nel Semipiano è presente ma viene praticata e percepita in modo molto differente rispetto alle più celebri ambientazioni fantasy. La magia inoltre, sia arcana che divina, subisce alcune modifiche negli effetti a causa della particolare natura della terra stessa.
La maggior parte dei popolani e dei nativi di Ravenloft non ha alcuna occasione, lungo il corso dell'intera vita, di venire a contatto con un fenomeno magico. Di conseguenza, similmente a quanto avviene nel 'nostro' mondo, ad Arshmork la magia è vissuta come un elemento folklorico, indimostrabile e probabilmente inesistente.
I maghi tendono a passare inosservati, sono personaggi schivi e solitari e le loro rare organizzazioni annettono i propri adepti con comprensibile riservatezza, selezionandoli nel segreto. Ogni incantatore custodisce gelosamente i propri segreti e studi, e il concetto di 'scuola di magia' è praticamente inesistente. Gli incantatori arcani non hanno una vita semplice né godono di particolari riconoscimenti sociali: in definitiva sono pressoché invisibili. Un membro di questa classe che manifestasse nei fatti la propria arte in un qualsiasi villaggio di Arshmork causerebbe come minimo il panico fra contadini, ovviamente portati ad associare l'innaturale alle non poche mostruosità che popolano questa terra. Questa percezione del magico va tenuta presente da ogni giocatore che interpreti un mago o un PG nativo del luogo che non ha mai avuto a che fare con i maghi.
Lo stesso vale per la magia dei druidi e per quella dei bardi e dei ranger, nonchè delle classi di pretigio che consentono l'uso di incantesimi di origine non divina. Anche gli incantatori che usano magia divina tuttavia non godono della piena libertà di manifestare i propri poteri. Se un chierico non è conosciuto come sacerdote o opera in un ambito diverso da un tempio o da un luogo di culto, il volgo potrebbe avere problemi a distinguere l'esito dei suoi incanti dall'opera di uno stregone. Inoltre, alcuni culti sono decisamente ma visti. I seguaci del Signore del Mattino sono guardati con sospetto dalla Chiesa di Stato e dalle istituzioni morkiane in generale, perchè comunemente associati ai 'traditori' di Silverydown, mentre è normale che un ipotetico sacerdote del Dio Lupo, di Zakhata o di altre divinità malvage non incorra nelle simpatie istintive del popolo.
Per tutti questi motivi la scelta di un incantatore non divino va ponderata bene, e il giocatore che intende guidarne uno deve sapere che svolgere il proprio 'lavoro' - a cominciare dal trovare un maestro - non sarà affatto automatico.
Arshmork