f oresta di Stille Traer

“…Non credevo a quel dannato ubriacone del traghetto ma quando sono arrivato al Porto…Perché da quella maledetta foresta si era trascinato fino alle porte della città, era uno forte...Per tutti i culi! Le ginocchia mi ballavano come le tette della mia vecchia su una zattera quando ho visto il povero Rhaallo….non l’avrei riconosciuto se non per la voce…la sua faccia..sembrava l’avesse masticata un dannatissimo squalo, e quando ha allungato la mano per toccarmi l’altra non riusciva a tenere dentro le sue dannate budella al loro posto, e mi sono quasi cadute sulle scarpe…l’ultimo dannato paio di scarpe nuove che ho comprato in vita mia…Rhaallo cercava di dirmi quello che aveva visto ma per il culo del [il testo originale è vigorosamente cancellato]  sputava troppo sangue e gli occhi per la paura erano così di fuori che credevo mi schizzassero sulla camicia! Non so che cosa ha visto laggiù o cosa gli ha fatto quello, ma potete scommettere che nessuna dannatissima bestia sa fare cose del genere, e per tutti i dannati culi del regno, statene lontani!…”

Estratto dalla testimonianza di Clive Varom sulla morte di Rhaallo Mortensen,  Archivi centrali della caserma di Morken.

Stille Traer… la foresta ad ovest di Grave Hill. 

Stille Traer … non c’è luogo ad Arshmork che venga nominato con tanto timore, eccetto forse il palazzo di Jurgen Ondrej Blasko.

La foresta in se è la più vasta dell’isola, copre quasi tutto l’estremo ovest della stessa, un intrico di piante impraticabili, di vegetazione opprimente, cupa, che anche nel più secco inverno mantiene qualcosa di stillante umidità.
Non vi sono mai entrato, se non poco e con grande cautela. Nessun sentiero, per quanto vago, porta l’impressione di mano umana, o animale. I rumori vengono distorti, confusi ed amplificati dalle pareti vegetali.

Più o meno qualsiasi albero mi è parso essere presente: querce, larici insieme a pini ed abeti, ippocastani e betulle. Aggrovigliate ai rami come festoni mostruosi, edera velenosa, vischio pallido e pungitopo rendono lo spostarsi nella foresta una impresa difficile, ed alcune di queste piante cercano cibi più… sostanziosi, della semplice acqua.

Rimasi stupito nel vedere un uccello, un corvo, posarsi su un ramo coperto di edera e disgustato nel vedere, da troppo lontano, l’edera avvinghiarsi su di lui e succhiargli la vita.

Cercando impronte, poco dopo,  ebbi seri problemi a distinguerle. Il sottobosco marcescente è quasi gommoso, e tiene poco i segni del passaggio degli animali, ed alcune piante sono troppo… semoventi, come l’edera prima descritta, perché un ramoscello spezzato abbia qualche importanza.
Qualcuno sostiene che all’interno della foresta, vicino a dove Stille Traer incontra il mare su immense scogliere, vi sia un gruppo di caverne che portano al sottosuolo dell’isola, un luogo buio, dove la luce non arriva mai.

Non ho modo di provare queste parole, come di negarle. Nessuno di coloro di cui ho certa notizia essere entrati così a fondo nella Foresta Oscura è mai tornato. 

Non sono entrato a Stille Trae di notte.
Ne rimasi a distanza, osservando quell’intrico mortale di vegetazione, e mi è parso di vedervi delle luci vaghe, orrori strani che mentre io guardavo loro… guardavano me.
Mi allontanai, attento a non dare le spalle alla foresta. Sono un uomo dei boschi, addestrato e cresciuto tra di essi, e tra i boschi di Arshmork in particolare, eppure, nessun… luogo, mi è mai parso tanto il Nemico quanto la maledetta foresta di Stille Traer.

Gwain Bryenh